Questa scheda presenta una riflessione sul sistema carcerario italiano e sulla giustizia riparativa, attraverso i vari incontri fatti quest’anno legati al tema della legalità
Durante questo ultimo anno di scuola, abbiamo affrontato un percorso sui temi della Giustizia e della Legalità. Ci sono stati diversi incontri con figure legate in modi diversi a queste tematiche, come quelli con Fiammetta Borsellino e Lucia Annibali.
Abbiamo, poi, avuto modo di approfondire il tema del carcere, scoprendo che si tratta di contesti che versano in condizioni spesso drammatiche: strutture obsolete e quasi sempre sovraffolate ospitano le persone in uno stato spesso inumano. Ci sono degli aspetti positivi, come la possibilità in qualche caso di lavorare, di studiare, come anche le misure alternative alla detenzione. Tutte queste opportunità, quando applicate, funzionano e riducono la recidiva e altri tristi fenomeni, come i suicidi all’interno delle carceri.
Questo percorso mi ha permesso anche di scoprire cosa sia la Giustizia riparativa, cioè quel meccanismo ora divenuto legge, che permette a chi ha commesso il reato, alla vittima o ai suoi familiari e anche a terze persone di incontrarsi e dialogare per permettere maggiore consapevolezza per tutte le parti coinvolte. Penso che questa modalità possa essere addirittura più efficace della detenzione stessa.
Anche in classe abbiamo provato a mettere in pratica alcune strategie tipiche della Giustizia riparativa, come la mediazione dei conflitti, per risolvere questioni che si trascinavano da tempo. Ci sono stati un paio di momenti di condivisione di pareri, critiche, difficoltà che, personalmente, mi hanno permesso di risolvere conflitti sorti molto tempo prima; per molti, comunque, sono state occasioni per aprirsi e manifestare i propri pensieri liberamente. Abbiamo inoltre avuto la possibilità di fare un incontro dal vivo con un mediatore penale, Lorenzo Sciacca, che raccontando la sua storia ha stupito tutti. Era un detenuto che aveva commesso molti reati e, grazie alla redazione di ristretti orizzonti, ha capito che anche non toccando fisicamente nessuno creava traumi alle persone. Questo incontro mi ha fatto capire che le persone possono veramente cambiare, anche quando l’errore commesso è cosi grave, c’è sempre la possibilità di crearsi una nuova vita, comprendendo a pieno i propri errori e prendersi le proprie responsabilità come Lorenzo Sciacca, prima detenuto adesso mediatore penale.


L’ultimo incontro del progetto è stato quello con la redazione di Ristretti Orizzonti, rivista che viene realizzata nel carcere di Padova. È stato un incontro significativo in cui sono rimasto particolarmente colpito da come le persone detenute parlassero dei reati commessi con sincerità, senza vergogna, consegnandoci apertamente le loro storie. Sono rimasto molto stupito dalla forza di volontà necessaria per spiegare, nei dettagli, come si sono ritrovati in quella condizione. Non credo che riuscirei a raccontare avvenimenti così gravi, che hanno rovinato la mia vita, fatti di cui sono pentito, emozione che si leggeva negli occhi di ogni persona in quell’incontro.
Le storie raccontate sono sembrate, alle mie orecchie, quasi surreali, dei film, ma erano in realtà le loro vite di prima.
Un altro aspetto interessante è stato ascoltare la storia dalla parte del reo, versione che non viene generalmente raccontata dai mass media, che prediligono, ovviamente, il resoconto della vittima.
In conclusione, questo incontro mi ha portato a cambiare radicalmente il mio sguardo sulle persone detenute. Ho compreso che ognuno di loro ha avuto le proprie difficoltà nella vita e, anche se non è una giustificazione per quello che hanno commesso, ho capito che in ognuno di loro c’è del pentimento e molta voglia di cambiare la propria vita, senza dimenticare il passato, ma utilizzandolo per migliorare.